tra le righe
Cosa c’è tra le righe?
Cosa c’è tra queste righe?
Cosa risiede nel buco di silenzio che divide due parole?
L’illusoria ricerca di queste risposte è già di per sé una coscienza, o quantomeno la coscienza di non voler prendere coscienza. Ma questo può solo significare che già conosco le risposte.
Così salto tra un riga e l’altra, scorro sopra le parole aggrappato ai denti di una risata, attento a non cadere nei vuoti delle righe, a non inciampare negli spazi tra parole.
Presto, però, una voluta distrazione mi ci farà precipitare dentro.
Questi vuoti , questi spazi, ora sono cresciuti, si fanno imponenti e debordano sulle parole stesse e con esse lottano.
Mi scrivi “non sono come appaio” anche se ti dico che mi appari come sei.
E trovi rifugio tra le parole che ti smascherano,
ti copri di abiti trasparenti per poter dire “guardami”, ma per poter dire “sono vestita”.
Ed io guardo. Ma cosa?
Un fragile guscio?
Devo aver paura di toccarlo o devo infrangerlo con forza?
Già… la forza. Vien fuori quando meno te l’aspetti, ma c’è.
Deve nascondersi perché derisa dai vigliacchi, osannata dagli stolti e fraintesa da tutti.
Mi prende, mi guida, si impone e mi impone.
Ed io non potrò far altro che farla esprimere, così, pura.
Perché la forza non è violenza
Perché la forza non è sopruso
Perché la forza non è angheria.